9 novembre 2012
"BARCELONA EN DOS COLORS" DI ALBERTO DIANA PROIETTATO PER LA PRIMA VOLTA A BARCELLONA
7 novembre 2012
"L'AMORE E LA FOLLIA" DI GIUSEPPE CASU AL XXX TORINO FILM FESTIVAL
in collaborazione con Gianluca Stazi
Galleria San Federico, 33 Torino
LA CINETECA SARDA AL FESTIVAL DI ROMA CON "PROIBITO" DI MARIO MONICELLI
Sabato 10 novembre, al Festival Internazionale del Film di Roma, nell'ambito della retrospettiva "Cinema espanso", realizzata per il festival dal Centro Sperimentale di Cinematografia/Cineteca Nazionale, sarà proiettato il film PROIBITO (1954) di Mario Monicelli, recentemente restaurato.
Il restauro è a cura della Cineteca Nazionale in collaborazione con la Cineteca Sarda di Cagliari.
5 luglio 2012
25 LUGLIO 2012 - SCADENZA CONCORSO IL CINEMA RACCONTA IL LAVORO
Buongiorno,
Vi ricordiamo che la scadenza del Concorso per progetti cinematografici "Il Cinema Racconta il Lavoro", promosso dalla Agenzia Regionale per il Lavoro della Sardegna e la Società Umanitaria - Cineteca Sarda di Cagliari è il 25 LUGLIO 2012.
BANDO E SCHEDA DI PARTECIPAZIONE POSSONO ESSERE SCARICATI DIRETTAMENTE DAL SITO UFFICIALE DEL CONCORSO
www.ilcinemaraccontaillavoro.
Cordiali saluti.
La segreteria del Concorso
19 agosto 2008
Documento delle Associazioni di Cultura Cinematografica
Quale futuro per la Cineteca Sarda della Società Umanitaria? Quale futuro per la Cineteca del pubblico?
La domanda resta ancora senza risposta, nonostante l'incontro pubblico tra i vertici della Società Umanitaria e della Regione Sardegna - nelle persone del Presidente Amos Nannini e dell'Assessore alla Cultura Maria Antonietta Mongiu - si sia svolto ormai da tre settimane e sia stato importante e partecipato, arricchito da un dibattito acceso e appassionato.
Nel corso del dibattito pubblico “Quale futuro per la Cineteca Sarda?”, organizzato dal gruppo di Sinistra Autonomista in Consiglio Regionale e svoltosi lo scorso 10 luglio, sono emerse posizioni discordanti, con toni particolarmente accesi e poco concilianti. Le successive dichiarazioni pubbliche dell'Assessore alla Cultura sulla stampa a proposito della Fabbrica della Creatività (La Nuova Sardegna, 17 luglio 2008) mostrano però un esplicito desiderio di inclusione nella nuova struttura della Cineteca Sarda della Società Umanitaria e ne riconoscono ruolo e storia.
Ciò nonostante non sono state ancora prese iniziative concrete volte a risolvere, all'interno di quanto previsto dalla Legge sul Cinema, le questioni tecnico-legali, come auspicato, sempre nel corso del dibattito pubblico, dall'Onorevole Giovanna Cerina (già relatrice della Legge in Consiglio Regionale) -, né appaiono per ora considerate a sufficienza le importanti questioni culturali poste appassionatamente all'attenzione dei partecipanti, nella stessa sede, da Linetta Serri, membro del Comitato delle Regioni a Bruxelles, che ha evidenziato la necessità di un ruolo forte della Cineteca Sarda della Società Umanitaria all'interno del disegno culturale sul cinema della Regione Sardegna: pena la perdita della storia della cultura sarda più avanzata degli ultimi quarant'anni e la creazione di un’entità senz'anima e priva di un vero progetto culturale.
Voci isolate parlano di sprechi, ma su questo si è ben espresso Massimo Zedda, Consigliere Comunale a Cagliari, che ha evidenziato come gli sprechi siano ben altri, non certo i 200.000 € annui che consentono alla struttura il pagamento delle sole spese vive di affitto e stipendi.
Chi accusa di voler lucrare su materiale che sarebbe di proprietà della Regione al 100%, ignora forse che una parte molto rilevante dei film presenti in Cineteca - forse proprio la parte più rilevante – proviene da fondi privati, di singoli e di associazioni culturali come la FICC e la FEDIC, che, dopo aver contribuito alla sua costituzione, hanno ritenuto di affidare le opere di loro competenza alle cure della Cineteca Sarda per uso culturale, per far sì che queste potessero continuare a vivere nel contatto quotidiano col pubblico.
In attesa di risposte concrete, la mobilitazione continua a livello sia regionale che nazionale con iniziative pubbliche e dibattiti, con la partecipazione popolare che esprime la volontà forte di continuare a far parte attiva - senza affatto voler rinunciare all'autonomia o desiderare “fusioni perfette” - del grande progetto culturale e sociale che la Cineteca Sarda della Società Umanitaria rappresenta in Sardegna da oltre quarant'anni. Ed è per questo che sono state raccolte e messe in rete più di 1500 firme in poco più di un mese di mobilitazione.
Cagliari, 1.8.2008
Per:
Il Centro Regionale Sardo della FICC, Luigi Zara
Il Cineclub FedIC Cagliari, Romano Widmar
L’ARCI-UCCA prov. Cagliari, Alessia Camedda
Il MCE Sardegna, Rinaldo Rizzi
Il CIDI Cagliari, Rosamaria Maggio
LEND Sardegna, Maria Rosa Giannalia
1 agosto 2008
CI VUOLE DIALOGO E COLLABORAZIONE. Intervento della Fedic
La vita della Cineteca Sarda fu difficile e feconda. Ospitata da un ente non sardo, scarsa di mezzi perché ignorata dalle istituzioni e pur centro di vita culturale grazie all'impegno costante e diffuso del poco personale a disposizione, punto di riferimento di ogni associazione. Solo l'oculata gestione delle poche risorse consentì la costituzione di un archivio filmico, integrato nel tempo dalle donazioni e dai depositi di privati e associazioni.
Oggi si presenta un'altra felice combinazione: quella che vede da una parte un cospicuo patrimonio di materiale, già a disposizione di tutti, gestito da un ente privato e dall'altra la Regione che finalmente si sta attrezzando per assumere tale patrimonio in un vasto progetto di valorizzazione dei prodotti audiovisivi. Si può gioire perché è la realizzazione del sogno che Masala ha fatto nascere in quei giovani di quaranta anni fa.
Assistiamo invece ad un animoso scambio di messaggi sulle difficoltà sorte per risolvere la coesistenza di Regione Sarda e Società Umanitaria nella Fondazione "Cineteca Regionale Sarda – Centro di Documentazione Audiovisiva". L'origine continentale dell'ente nazionale gestore della esistente Cineteca Sarda crea problemi legali, economici, operativi. Sembra che la soluzione sia solo tra subire o cacciare. In realtà tutti sanno che l'unica prospettiva utile alla società sarda è quella della trattativa. Proprio il fondatore di questa struttura ha insegnato che il dialogo e la collaborazione stanno alla base della risoluzione dei problemi apparentemente insolubili. È il caso di continuare su questa strada: con pazienza e amore.
31 luglio 2008
DURA L'EX, SED L'EX
«Che idea sorpassata: una Cineteca che raccoglie e presta film e attrezzature, che distribuisce schede, che forma animatori. Perché mai se la liberazione dello spettatore (e del cittadino si presume) può avvenire per le stesse "dinamiche interne" alle società occidentali indotte dagli avanzamenti tecnologici, e quindi dai meccanismi auto-espansivi del mercato.
Strani personaggi, quelli che, come Fabio Masala, credevano in una vecchia forma distributiva che richiede una presenza, un andare e un venire, un contatto tra persone. Si rispondeva, non sempre trovando un ascolto pensoso, che era indispensabile un controllo sociale organizzato dei processi di produzione, distribuzione e consumo della cultura e dell'educazione. Perché è sul ribaltamento delle "pure" logiche del mercato, che si gioca il futuro degli audiovisivi, il loro potenziale di emancipazione e di sviluppo della creatività sociale. E nel passaggio dalla virtualità tecnica all'effettività politica e culturale che si decide il destino della democrazia. Come affermava Filippo De Sanctis, grande costruttore insieme a Fabio Masala della Cineteca, "L'obiettivo di un esercizio collettivo dei processi informativi non è tecnologicamente utopico, né socialmente impraticabile: esso è politicamente e culturalmente arduo". Tutto qui, si potrebbe aggiungere.
Un'istituzione che pensi diversamente
Ripetiamo la domanda: ci sarà una Cineteca come l'avevano sognata i fondatori? Bisogna credere ottimisticamente che ci sarà. Ma è diffìcile immaginarla. Come si è detto non si riesce a intravedere una dimensione politica del progettare. Non si riesce a immaginare in quale istanza o manifestazione della politica attuale, scorgere quell'investimento di fiducia nella costruzione, diffusa e partecipata, della vita democratica e dell'economia. Deve esistere ancora ai nostri conti, quell'agente esterno, di indispensabile stimolo, che è stata la Società Umanitaria. Quel modo di "pensare diversamente", di istituzione non governativa che ha sperimentato esempi e prototipi, e che ha interagito proficuamente con l'ente pubblico non deve rischiare di scomparire.
Il potere, niente di meno che il potere
Si vedono movimenti in campo che non promettono niente di buono. Essi sembrano segnalare una specie di infatuazione per le parole {non basta dire cineteca) e l'isolamento, dalla globalità della politica culturale educativa di cui si è parlato, di settori specialistici. Sarebbe un male se venissero realizzati nel nome di Fabio Masala. Si è già detto dell'indissolubile collegamento di audiovisivi, associazionismo, formazione. Non c'è tempo moderno che possa espungerli da una politica culturale così come l'avevano immaginata, anche per il futuro, i grandi fondatori. Si deve dire anche della ragionata avversione che Fabio Masala nutriva per gli specialismi e i settorialismi.
Vale per Fabio Masala quello che egli disse, nel 1990, su Filippo De Sanctis. Egli sottolineava, con riferimento particolare all'ultimo periodo dell'impegno professionale di De Sanctis, il suo non rinchiudersi negli specialismi e quindi neppure nel cinema e nella televisione. E ne rimarcava la scelta di rivolgersi al grande nuovo pubblico "anche" del libro (Pubblico e biblioteche), della musica, dei musei, del teatro, della poesia (Progetto Prato). Rinchiudersi negli specialismi, diceva Fabio Masala citando Asimov, "avrebbe comportato la conseguenza di arrivare ad una perfetta ignoranza di tutto quanto esiste al mondo tranne che per una limitatissima sezione di niente". Un'altra frase significativa, non solo degli ampi interessi culturali, ma anche dei riferimenti etici di Fabio - ancora a proposito degli specialismi - la trasse dalla Simone Weil dei Quaderni: "Se in una materia qualsiasi si conoscono troppo cose, la conoscenza si muta in ignoranza, oppure occorre elevarsi a un'altra conoscenza".»