La vita della Cineteca Sarda fu difficile e feconda. Ospitata da un ente non sardo, scarsa di mezzi perché ignorata dalle istituzioni e pur centro di vita culturale grazie all'impegno costante e diffuso del poco personale a disposizione, punto di riferimento di ogni associazione. Solo l'oculata gestione delle poche risorse consentì la costituzione di un archivio filmico, integrato nel tempo dalle donazioni e dai depositi di privati e associazioni.
Oggi si presenta un'altra felice combinazione: quella che vede da una parte un cospicuo patrimonio di materiale, già a disposizione di tutti, gestito da un ente privato e dall'altra la Regione che finalmente si sta attrezzando per assumere tale patrimonio in un vasto progetto di valorizzazione dei prodotti audiovisivi. Si può gioire perché è la realizzazione del sogno che Masala ha fatto nascere in quei giovani di quaranta anni fa.
Assistiamo invece ad un animoso scambio di messaggi sulle difficoltà sorte per risolvere la coesistenza di Regione Sarda e Società Umanitaria nella Fondazione "Cineteca Regionale Sarda – Centro di Documentazione Audiovisiva". L'origine continentale dell'ente nazionale gestore della esistente Cineteca Sarda crea problemi legali, economici, operativi. Sembra che la soluzione sia solo tra subire o cacciare. In realtà tutti sanno che l'unica prospettiva utile alla società sarda è quella della trattativa. Proprio il fondatore di questa struttura ha insegnato che il dialogo e la collaborazione stanno alla base della risoluzione dei problemi apparentemente insolubili. È il caso di continuare su questa strada: con pazienza e amore.
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